Il caso di Giovanni e i comportamenti da non punire.

Cosa si poteva fare di diverso nella vicenda di Lavagna? Quella perquisizione ha rappresentato l’ultima crepa in un contenitore che non riusciva più a contenere qualcosa di troppo doloroso. Ogni genitore cerca di fare il possibile per aiutare un figlio, la madre di Giovanni ha fatto quel che pensava potesse aiutarlo. L’ha denunciato alla Guardia di Finanza, in qualche modo ha detto a Giovanni che doveva essere punito per il suo comportamento. Quello che nelle intenzioni della madre doveva essere un messaggio di aiuto, probabilmente a Giovanni è arrivato come un’accusa di essere sbagliato, di non essere all’altezza delle aspettative genitoriali.

Una tragica esperienza che fa chiedere a ognuno di noi se Giovanni doveva essere punito.

Non si punisce un bambino perché si fa la pipì addosso.
Non si punisce un bambino che a 6 anni non parla.
Non si punisce una ragazzina che vomita quel che mangia.
Non si punisce un adolescente che si taglia.
Non si punisce un ragazzo che fuma le canne.
Non si arresta un adulto che perde tutto quello che ha con le slot machine.

Non si puniscono questi comportamenti, perché sono sintomi, manifestazioni di un disagio psicologico profondo.

Forse Giovanni non doveva essere punito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *