Seduzione, intimità e psicologia del rischio
In Italia, nonostante la buona informazione sanitaria, i rapporti sessuali non protetti restano una realtà sorprendentemente diffusa. Basta guardare i dati: nel 2023 ci sono state oltre 2.300 nuove diagnosi di HIV, con un’incidenza di circa 4 casi ogni 100.000 abitanti. E ancora più allarmante è il fatto che circa il 60% di queste diagnosi avviene tardi, quando il sistema immunitario è già compromesso.
L’HPV, invece, è di gran lunga la più comune delle infezioni sessualmente trasmesse: almeno una persona su quattro risulta positiva in un dato momento, e tra i più giovani la prevalenza può superare uno su due. Anche se molte infezioni regrediscono spontaneamente, i ceppi ad alto rischio causano tumori del collo dell’utero, dell’ano e del cavo orale.
Questi numeri ci ricordano che i rischi sono concreti, ma allora perché tanti scelgono di non usare il preservativo? Perché si può arrivare a fidarsi di un partner appena conosciuto, anche quando ci sono chiari segnali di disinibizione sessuale accompagnata a promiscuità o mancanza di trasparenza?
Il caso
Proviamo a capire la psicologia dietro queste scelte con un esempio reale che mi è stato recentemente raccontato.
Un uomo e una donna che si conoscono online. Lei si mostra sin da subito molto diretta, con messaggi carichi di tensione erotica:
“Ormai sono dipendente dalla tua bocca…”
“Sembra abbia fatto un filler alle labbra… devi farmi lo stesso effetto altrove…”
O ancora:
“Le fragole come le preferisci? Intendo sul mio corpo…”
La conversazione si trasforma velocemente in un corteggiamento spinto, fatto di inviti notturni, faccine ammiccanti, promesse di baci infiniti e confessioni di desiderio incontrollabile. Non si tratta solo di sesso: lei parla anche di voler “ricostruire la famiglia” che non era riuscita a tenere unita, raccontando di una separazione recente dolorosa e di un ex egocentrato. Gli scambi proseguono tra emoji ammiccanti e fantasie sessuali sempre più spinte. Tra frasi ironiche e doppi sensi.
La complicità cresce. Dopo pochi incontri, lei propone di togliere il preservativo: dice di essere “controllata” per motivi di salute, menzionando malattie croniche per creare fiducia. In questo modo, crea una condivisione affettiva-emotiva rassicurante. Raccontare le proprie vulnerabilità fisiche diventa un modo per creare un senso di familiarità e intimità.
In apparenza può sembrare un semplice gioco di seduzione spinta, ma guardando più a fondo si intravede un intreccio di bisogni affettivi e dinamiche inconsce che spingono a superare ogni prudenza.
Infatti, quando il gioco di seduzione è finito dopo pochi incontri, lui si rende conto del pericolo, lei promette, ma poi non gli mostra i risultati dei test HIV e HPV, lasciando lui nel dubbio che si stia sadicamente vendicando o, ancor peggio, che sia in realtà positiva.
Il comportamento descritto — il rifiuto o l’ambiguità nel mostrare i test per HIV e HPV dopo aver sollecitato un contatto sessuale non protetto — può essere interpretato come una forma di sadismo psicologico sottile, specialmente se inserito in un contesto di dinamiche affettive non equilibrate e segnate da una certa manipolazione.
1. Il sadismo relazionale: punizione mascherata
Quando una persona nega una rassicurazione fondamentale (come i risultati di test medici) dopo aver spinto l’altro a un atto vulnerabile e intimo, può essere in atto un meccanismo sadico inconscio. Non si tratta necessariamente di voler fare del male in senso esplicito, ma di:
- Mantenere il controllo attraverso l’ansia altrui
- Punire l’altro per un rifiuto affettivo, per il suo disimpegno o per aver posto dei limiti
- Rivendicare un potere in una relazione vissuta come sbilanciata
Questo tipo di sadismo non si manifesta con aggressività diretta, ma con l’ambiguità, il silenzio, la manipolazione di ciò che l’altro non può verificare da solo: la verità.

2. L’ambivalenza affettiva: attaccare per non sentirsi abbandonati
Molte persone che si comportano in modo ambiguo con la salute sessuale non sono semplicemente irresponsabili: a volte cercano inconsciamente di creare un legame traumatico, un vincolo psichico. Se l’altro è in ansia, se si sente contaminato, colpevole, incastrato, non se ne andrà facilmente, continuerà a chiedere rassicurazioni.
In questa chiave, la mancata consegna dei test non è solo omissione, ma un modo per rendere l’altro dipendente dal dubbio, incatenato psicologicamente.

3. Il piacere nel generare incertezza
Il sadismo psicologico si manifesta spesso nel godimento implicito nel vedere l’altro in uno stato di vulnerabilità emotiva. Il piacere non è nell’atto fisico, ma nel vedere l’altro perdere il controllo, preoccuparsi, sentirsi impotente.
Il fatto che lui le chieda i test e lei prometta, ma non li mostri, può avere varie funzioni inconsce:
- Farlo sentire colpevole o stupido (“Hai voluto rischiare? Ora gestiscitelo”)
- Indebolire la sua posizione di dominio razionale
- Ribaltare le dinamiche: ora è lui a dipendere da lei, in attesa di conferme

4. Vendetta inconscia e regressione
Se la donna si è sentita rifiutata, svalutata o usata (per quanto non esplicitamente), può attivarsi una vendetta passiva-aggressiva. La mancata condivisione delle informazioni sanitarie diventa allora un atto regressivo e sadico insieme: punire chi non ha soddisfatto un bisogno affettivo, senza affrontarlo direttamente.
Il rifiuto di mostrare i test, se collocato in un contesto relazionale simile, non è un dettaglio: è l’epicentro di una dinamica psicologica complessa. Non è solo irresponsabilità sanitaria, ma può essere un gesto carico di tensione affettiva e potere, che rivela sofferenza, bisogno di controllo e una forma disturbata di comunicazione del dolore.
Osservando esternamente le dinamiche di questa relazione, può apparire tutto folle o superficiale. Ma a livello psicologico è molto più comprensibile di quanto si pensi.
Cosa succede a livello psicologico quando si decide di avere un rapporto sessuale non protetto?
1. Regressione e sospensione del giudizio
Il sesso appassionato, il flirt costante, i messaggi carichi di erotismo inducono una sorta di “regressione”: si ritorna a uno stato psichico più infantile e impulsivo, in cui il principio di realtà cede il passo al principio di piacere. È un fenomeno che Freud e Ferenczi avevano descritto bene: l’eccitazione erotica può far dimenticare il rischio, perché l’urgenza del desiderio prende il sopravvento.
2. Negazione e rimozione del pericolo
A livello inconscio possiamo anche “sapere” che c’è un rischio, ma neghiamo che ci riguardi. È la difesa della negazione: “sì, c’è l’HIV ma non con lei/lui”, oppure la rimozione: “non ci voglio pensare ora”. Queste difese sono strumenti per allontanare l’angoscia, ma che, in questo caso, espongono al pericolo.
3. Illusione di intimità e narcisismo relazionale
Quando lei parla di volere una famiglia, e nello stesso tempo usa la sensualità esplicita come collante, costruisce un’illusione di intimità molto potente. Kernberg spiegherebbe che si tratta di un narcisismo relazionale: si promette vicinanza emotiva (la famiglia) mentre si usa il sesso per creare una dipendenza emotiva. Il preservativo diventa simbolicamente una barriera a quella fusione promessa, ed eliminarlo diventa la prova di fiducia.
4. Identificazione proiettiva
Come evidenziato da Melanie Klein, l’identificazione proiettiva conduce l’altro ad agire secondo il nostro bisogno: la partner proietta i suoi bisogni sull’altro e lo spinge a viverli come propri. Qui vediamo la spinta a “volere di più”, a lasciarsi andare, a rinunciare alle proprie cautele per sentirsi “unico”, speciale, scelto.
5. Idealizzazione dell’oggetto
Tutti noi idealizziamo gli oggetti, cioè le persone che desideriamo o amiamo. Creiamo figure quasi perfette, libere da ogni difetto o minaccia, a cui rivolgiamo un amore e una fiducia incondizionati. In quei momenti, il partner non è più un individuo reale ma un oggetto idealizzato, proiezione del nostro bisogno di fusione e piacere. Questo meccanismo, studiato anche da Melanie Klein e Otto Kernberg, rende quasi impossibile concepire che quella persona possa farci del male o metterci in pericolo.
6. Scissione tra bisogno affettivo e sessualità spinta
Infine, c’è una scissione interna: da un lato si evoca la promessa affettiva (“voglio ricostruire la famiglia”), dall’altro si adopera un linguaggio molto sessuale, a tratti fin troppo spinto, per catturare e tenere l’altro. Queste due componenti convivono, ma sono separate nella coscienza: la persona può non percepire la contraddizione o usarla deliberatamente per tenere l’altro legato.
Perché parlarne?
Non si tratta di dare giudizi morali, ma di capire come mai, pur conoscendo i rischi sanitari e sapendo razionalmente che sarebbe meglio proteggersi, si finisce per dare fiducia troppo in fretta.
Le emozioni, la seduzione, il bisogno di conferma, la paura di perdere l’altro o di “rovinarne la magia” chiedendo di usare il preservativo: sono tutte spinte potentissime. Spesso non ne siamo nemmeno del tutto consapevoli.
Questa storia è solo un esempio tra migliaia. Mostra quanto poco basti, in alcune condizioni emotive, per abbassare le difese e accettare un’intimità senza protezione.
Non è solo una questione di prevenzione sanitaria. È una questione psicologica e relazionale. E’ necessario aiutare le persone a riconoscere i propri bisogni affettivi nascosti, a non confondere il desiderio con l’amore, l’intimità con la fiducia reale.
Solo così si potrà affrontare davvero il perché di certe scelte — apparentemente insensate — che invece nascono da una logica inconscia molto potente.
Per questo la prevenzione non può essere solo informare sui rischi, ma anche aiutare a riconoscere i propri meccanismi psicologici, lavorare sull’assertività e sulla capacità di mettere limiti, anche quando l’intimità sembra bruciare di passione.
Contatti psicologa, psicoterapeuta e psicoanalista a Firenze.

È tutto vero sono tutti scherzetti malefico che ho subito da mia moglie per svegliarmi ho impegnato bene 22 anni di matrimonio non è stato facile ho sofferto tantissimo ma adesso ho capito tutto la migliore cosa e stare da soli vivere in pace con sé stessi accettando umilmente la solitudine che sembra una cosa negativa ma invece non è così