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Narcisisti: ne conoscete qualcuno?

Tutti conosciamo un narcisista, sono talmente diffusi tra la popolazione, che il dibattito scientifico prima della pubblicazione del DSM 5, proponeva di non inserirlo più tra i disturbi di personalità. Il narcisista cerca costantemente conferme dall’esterno per il mantenimento della propria autostima. Temono di non essere adeguati e si concentrano su aspetti apprezzabili esteriormente (es. bellezza, fama, ricchezza, ecc.).

Tendono ad avere fantasie di onnipotenza, a giudicare gli altri e, nella relazione con questo tipo di persone, si percepisce sempre un certo grado di distacco, per quanto intima possa essere la relazione. La loro angoscia prevalente è quella di sentirsi inadeguati.

Possono essere stati bambini particolarmente capaci a cogliere messaggi in contraddizione a quanto verbalizzato, oppure trattati come estensioni narcisistiche dai genitori. Avete presente quei genitori che non fanno che mettere sui social foto del loro bambino o che non parlano altro dei loro figli? I traguardi raggiunti dai figli, sono i loro traguardi, attribuiscono al figlio caratteristiche non reali, proiettando un loro ideale.

I sentimenti maggiormente presenti nel narcisista sono l’invidia e la vergogna. Sono spesso cresciuti cercando di ricalcare l’ideale proiettato dal genitori, ma sentendo una mancanza di autenticità nella loro stessa identità (come li vedeva il genitore e come si vedevano loro stessi), crescono con il terrore che qualche loro mancanza (che invidiano e spesso criticano nell’altro) venga scoperta, provando un forte senso di vergogna.

Proiettano il loro sé grandioso cercando sempre il meglio (miglior ristorante, miglior medico, migliore istruzione, ecc.) e sono spesso dei perfezionisti.

Quando arrivano in analisi, lo fanno per un problema specifico, perché loro “già sanno tutto di loro stessi” ed il terapeuta può essere idealizzato o svalutato, a seconda delle fasi dell’analisi. Possono avere sintomi ipocondriaci o attacchi di panico a causa della frammentazione del Sé. Il terapeuta si sente “deumanizzato” e deve stare molto attento a formulare gli interventi, perché il narcisista coglie ogni sfumatura di critica.

Siccome gli altri sono Oggetti-Sé, cioè importanti solo per quanto alimentano il loro senso di identità e di autostima, nella relazione con il narcisisti (anche in quella terapeutica) si prova sempre una certa distanza, una mancanza di contatto emotivo autentico.