Archivi tag: personalità borderline

La diagnosi psicoanalitica: la struttura di personalità

 

La diagnosi psicoanalitica non si basa sul problema manifesto, ma sulla struttura della personalità e le sue dinamiche di funzionamento.

Per questo motivo, nei primi incontri con un nuovo paziente, lo psicoanalista cerca di formulare un’ipotesi circa il livello evolutivo della personalità della persona che ha davanti, collocandola lungo un continuum che va da una struttura nevrotica a quella psicotica, passando per la personalità borderline.

Nella personalità nevrotica i sintomi sono egodistonici (la persona non pensa che tutti dovrebbero essere come lui) e c’è un conflitto interno tra ciò che si desidera e ciò che si teme.  E’ una persona con un alto livello di autonomia, ha una buona fiducia di base in se stesso e negli altri e un senso della propria identità soddisfacente. Tuttavia qualcosa ostacola una piena soddisfazione della propria vita. Nel corso dell’analisi si procede a ricercare il tipo di difese utilizzate dal paziente, le convinzioni e le fantasie più o meno consapevoli e i conflitti inconsci.

In quella psicotica i sintomi sono egosintonici (la persona pensa che tutti sono o dovrebbero essere come lui) e ci sono problematiche fusionali, cioè non c’è una chiara differenziazione tra Sé e l’altro e tra interno e esterno. Sono persone a cui manca un senso di fiducia e di sicurezza di base. Spesso sono cresciute in una ambiente in cui c’era un’incoerenza tra ciò che veniva espresso verbalmente e il comportamento oppure dove i sentimenti del bambino venivano distorti.

Nella personalità borderline il conflitto è tra fusione totale e isolamento, oscillano tra separatezza ostile ed attaccamento simbiotico. L’obiettivo terapeutico è raggiungere un senso di sé integrato, complesso e positivamente valutato.

La diagnosi iniziale è importante per impostare il trattamento ed il modo di porsi dell’analista con quello specifico paziente. Ad esempio, se con il paziente nevrotico non si danno consigli e l’analista mantiene un atteggiamento neutrale, può non essere così se il livello evolutivo del paziente si sposta sul versante psicotico. Con i pazienti più disturbati, l’analista deve essere maggiormente disposto a farsi emotivamente conoscere. Anche la stabilità del setting è tanto fondamentale e con il paziente grave un setting flessibile può portare a gravi conseguenze, quali l’interruzione della terapia.

 

Relazione perversa: come individuarla

 

relazione-perversa

Sandra Filippini nel suo bellissimo libro “Relazioni perverse” del 2005 si occupa ampiamente di questo tipo di relazione patologica. Sono relazioni in cui non si ha una relazione tra due individui nel loro complesso, ma tra loro parti. La relazione non si basa primariamente sull’affetto, ma sul potere.

Sono relazioni in cui i membri della coppia spesso non si rendono conto della problematicità del proprio rapporto. L’altro viene usato dal perverso relazionale per sostenere la propria autorità e la propria autostima. I perversi relazionare sono caratterizzati dalla estrema naturalezza con cui manipolano fatti e persone.

Ci possono essere due scenari che caratterizzano l’inizio della relazione perversa:

  • All’inizio della relazione la compagna si sente in qualche modo parte del mondo grandioso del perverso, si sentono una “coppia speciale”.
  • Oppure può essere la compagna ed essere considerata grandiosa e invidiabile. Lui la mette sul piedistallo e lei ci sta volentieri.

Gradualmente avviene un cambiamento ed emergono sempre più marcati i fattori sottostanti:

  • Maltrattamento – fisico e/o psicologico.
  • Isolamento – gradualmente la vittima si allontana da amici, parenti e dal proprio ambiente sociale.
  • Senso di colpa/Inadeguatezza – la vittima non si sente all’altezza del compagno.
  • Denigrazione/Umiliazione – il maltrattante attua comportamenti e comunicazioni atte a denigrare l’altro.

In questo tipo di relazioni c’è un uso sistematico della violenza psicologica, attuata attraverso il controllo e il dominio dell’altro.  Il maltrattamento psicologico avviene attraverso il controllo e l’intrusione delle frequentazioni e delle attività del partner e spesso del denaro.

A livello non consapevole, lo scopo del maltrattante è ottenere il controllo dell’altro, negandone l’autonomia. Non può vivere l’altro come persona separata da se stesso.

Il partner che diventa la vittima non si accorge inizialmente dell’aspetto patologico della relazione, perché è catturato dalla grandiosità del perverso-narcisista.

La vittima gradualmente comincia a dubitare di se stessa, della propria capacità di vedere la realtà. Il perverso relazionale, infatti, impone la propria verità a cui il partner si adegua, confermandola.

Il perverso cerca nell’altro l’immagine ideale di Sé, si appropria della sua autostima, della fiducia in se stessa, per incrementare il proprio valore. In realtà il perverso invidia la donna e nega il proprio senso di vuoto e mancanza.

Solitamente a livello psicopatologico, il perverso relazione si colloca in quadri di disturbi di personalità narcista, borderline o antisociale.