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Il pensiero di Giovanni Hautmann – Pisa, 27 settembre 2018

 

Il Centro Psicoanalitico di Firenze ha organizzato una seconda giornata per riflettere sul pensiero di Giovanni Hautmann, a quasi un anno dalla sua scomparsa.

Durante la giornata è stato sottolineato l’aspetto creativo della psicoanalisi che Giovanni Hautmann ha costantemente messo in evidenza. La relazione analitica non è più un portare a galla il rimosso, ma è creare dei funzionamenti mentali dove prima erano assenti. Creare nuove rappresentazioni mentali.

Ad Hautmann si deve l’idea di una visione gruppale della mente, l’idea della nascita della soggettivazione attraverso la formazione di una pellicola di pensiero, che si forma quando gli elementi Beta si trasformano in Alpha, l’idea di splitting cognitivo primario quando si ha un malfunzionamento di tale pellicola e l’esistenza di elementi Gamma (oltre agli elementi bioniani Alpha e Beta ) che aiutano la comprensione di quelle patologie dove il deficit della Funzione Alpha riguarda solo alcuni elementi Beta, in particolare, i precursori delle emozioni. Nell’autismo, ad esempio, dove non si assiste ad una difesa estrema nei confronti della percezione sensoriale in generale, ma solo rispetto alla sensorialità che richiede reazioni sociali emotive.

Nella relazione analista-paziente, così come in quella madre-neonato, si ha una prima forma di contatto creativo che porta alla formazione di una pellicola di pensiero. La formazione di tale pellicola rappresenta un momento integrativo di stimoli sensoriali, emotivi ed ideativi ed è dalla formazione di tale pellicola che comincia il processo di separazione-individuazione del bambino. Questo processo avviene grazie al lavoro della Funzione Alpha, alla capacità materna e analitica di creare rappresentazioni lì dove mancavano.

L’impossibilità rappresentazionale è quello che porta un paziente nello studio di uno psicologo ed è questo lo specifico della psicoanalisi. Lo psicoanalista non si occupa di fornire strategie di funzionamento cognitivo, ma di rendere pensabile qualcosa che è rimasto a livello concreto. Quel che è rimasto a livello concreto può essere uno stimolo percettivo-sensoriale (elemento Beta) o uno stimolo emotivo (elemento Gamma) e richiede di essere trasformato in elemento Alpha per poter essere integrato al Sé.  Il percorso psicoanalitico si occupa quindi di aiutare l’emergere e il ripristino di parti di sé, attraverso la formazione delle pellicola di pensiero.

 

 

Quando un leader è stato in analisi

 

 

Le capacità di leadership sono correlate a tratti narcisistici della personalità. Il narcisista è  solitamente brillante e trasmette la sicurezza di avere tutto sotto controllo. Il narcisismo può però essere un grave ostacolo. Un buon leader deve infatti favorire la capacità di pensare e di esprimersi del gruppo di lavoro. Non deve primeggiare a tutti i costi con un’idea brillante, ma deve permettere agli altri di brillare. In uno studio di  Nevicka e collaboratori (2011) è  stato evidenziato come un leader narcisista inibisca la creatività dei suoi collaboratori. Le persone tendono a scegliere il narcisista come leader, ma questa non risulta essere la scelta migliore.

Seppur le persone narcisiste perseguono la leadership, riescono a ottenere buoni risultati solo fin quando il proprio interesse è in linea con quello dell’organizzazioni di cui sono i leader.  La rassegna di Susanne Braun del 2015 evidenzia i pro e i contro della personalità narcisista come leader. Solitamente una persona estroversa, fiduciosa in se stessa e con un alto QI (Quoziente Intellettivo) è considerato un buon leader. Una persona simile può essere tentata di fare sfoggio della propria dominanza e intelligenza il più possibile. Spesso, invece, un buon leader deve avere la capacità di fare un passo indietro, in modo da dare spazio al gruppo per trovare e creare soluzione. Il pensiero di gruppo può essere soffocato dal pensiero del leader, a cui tenderà a conformarsi. Se il leader suggerisce subito la sua soluzione, per il gruppo sarà più difficile essere veramente creativo.

Ci sono quindi aspetti positivi e negativi del narcismo. Attraverso un percorso psicoanalitico, il narcisista riattualizza nel tranfert gli aspetti negativi e distruttivi della sua personalità, sono quegli aspetti che fanno vivere il narcista in una continua sensazione di impotenza, in una incapacità di amare e di sentirsi soddisfatto, perché ricerca sempre la prevaricazione e la sensazione di potere sull’altro. Green ne Il complesso della madre morta (1983) ipotizza infatti che il problema del narcisista è l’identificazione con quella che lui chiama la “madre morta”, ovvero una madre depressa che ha disinvestito il figlio nei primi anni di vita. La madre ha continuato a occuparsi del figlio, ma in modo emotivamente distaccato, probabilmente per un lutto o perdita. Pur avendo una vita apparentemente soddisfacente, il narcisista continua a identificarsi con questa immagine di madre morta. Nel relazione psicoanalitica ad alta frequenza si ha la possibilità di risanare, attraverso il lavoro nel tranfert, l’identificazione con la madre morta, cioè questa relazione primaria affettivamente deprivante andando così a trasformare positivamente il bisogno di non sentirsi impotente prevaricando sull’altro, anche sui propri collaboratori.

Per questo un leader che è stato un’analisi, è sicuramente un leader migliore.

 

 

Il sogno in psicoanalisi

Freud scrisse che l’interpretazione del sogno è la via maestra per la conoscenza dell’inconscio. La conoscenza dell’inconscio non è però sufficiente. Il passaggio da ipnosi a trattamento psicoanalitico ha determinato proprio il superamento della suggestione implicita nell’ipnosi. Senza il trasfert la sola conoscenza dell’inconscio non avrebbe nessuna valenza terapeutica. Non è possibile interpretare un sogno indipendentemente dalla relazione tranfert-controtranfert. E’ un mezzo comunicativo tra analista e paziente. E’ l’analisi delle resistenze, delle difese, che permette l’accesso al rimosso. Freud se ne rende conto dal lutto della impossibilità della propria autoanalisi, intrapresa in seguito alla morte del padre.
Il sogno rende possibile la rappresentazione di alcuni contenuti altrimenti non espressi e non esprimibili. I sogni di angoscia, solitamente rappresentano un allentamento delle censura onirica, che dovrebbe proprio proteggere dall’angoscia.
Hautmann (1974,p.168) afferma che “la psicoanalisi è la scienza fondata da Freud che si occupa dello studio della fantasia inconscia e delle sue interrelazioni colle altre funzioni della mente e colla realtà esterna“. Il lavoro dello psicoanalista è vedere come nel sogno sia possibile intravedere il fantasma. Tramite le riproposizione del fantasma è possibile la sua elaborazione.
Secondo Freud nel sogno avviene la trasformazione del materiale inconscio e quindi interpretare il sogno significa disfare il lavoro onirico, per accedere al materiale inconscio. Bion sostiene, invece, che il materiale conscio ha bisogno del lavoro onirico per poter essere immagazzinato e reso idoneo alla trasformazione dalla posizione schizoparanoide alla posizione depressiva. Contrariamente da Freud, Bion ritiene che il lavoro onirico svolga la sua funzione durante lo stato di veglia e che questa funzione abbia un ruolo analogo, nella vita mentale dell’individuo, a quello dei processi digestivi nella vita alimentare dell’individuo.

Ripensare l’inconscio

Seminario dal titolo Ripensare l’inconscio con Franco Conrotto, Amedeo Falci, Mario Rossi Monti, Benedetta Guerrini Degl’Innocenti.  h 10.00-13.00. Istituto Stensen di Firenze.

 

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Lo psicologo e la concezione di inconscio dalla prima formulazione freudiana. Allo Stensen di Firenze, oggi sabato 15 ottobre 2016. Dalla concezione freudiana di inconscio invisibile e inconscio nascosto, passando dalla rappresentazione di cosa (inconscia) che si collega alla rappresentazione di parola per arrivare ad una dimensione preconscia, i relatori hanno evidenziato i cambiamenti e l’attualità del concetto di inconscio, depositario di fantasmi originari script interpretativi.

Locandina dell’evento “Ripensare l’inconscio”

Tutto quello che avreste voluto sapere sulla psicoanalisi

Parla lo psicoanalista Stefano Bolognini, il primo italiano ad essere eletto presidente dell’Ipa (International Psychoanalytical Association)

http://www.europaquotidiano.it/2013/09/04/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sulla-psicanalisi/

La gente dice: «Faccio analisi…», ma in realtà ha solo iniziato una psicoterapia. Qual è la differenza fondamentale tra le due cose?

La differenza è la stessa che c’è se due persone vivono insieme o se si vedono una volta alla settimana. In analisi, a parte il setting (lettino invece che sedia), la frequenza contribuisce alla profondità dell’esplorazione e al legame emotivo tra analista e paziente. È una “convivenza psichica”.

Ciò che avviene, in modo pianificato, nel corso della relazione psicanalitica, è avvenuto per secoli normalmente, è stato «prodotto, con felice spontaneità, dalla devozione e dall’affetto» (Adorno), senza bisogno dell’“artificio” delle sedute, e della loro liturgia. Davvero prima di Freud l’umanità stava tanto peggio?

La psicoanalisi, quando è svolta bene, fornisce all’individuo in modo più mirato e consapevole ciò che gli serve per crescere. Ci sono molte persone che sanno relazionarsi con gli altri con profondità e con empatia, che sono doti naturali preziose. Però l’empatia psicoanalitica è tecnicamente un’altra cosa: ha una complessità tecnica diversa, ad esempio implica la sintonizzazione con diverse parti del paziente che sono in contrasto tra loro, come l’affetto e l’odio sperimentati al tempo stesso verso una stessa persona…

Ci sono altri modi oltre alla psicanalisi di elaborare il disagio, come ad esempio la danza (così mi disse una volta lo psicanalista Elvio Fachinelli)?

Sì, ci sono altri modi, diversi da caso a caso, che possono aiutare molto una persona; ma svolgono un’azione diversa e più settoriale, quando non più superficiale. Queste attività possono essere utili, ma raramente sono davvero trasformative in senso strutturale e duraturo.

Se sei interessato all’argomento, leggi anche: Cos’è la psicoanalisiLa rivincita della psicoanalisiFaq.