1. Gli attacchi di panico sono un problema da cui si può guarire
Gli attacchi di panico rappresentano una delle esperienze psicologiche più intense e angoscianti che una persona possa affrontare. Si manifestano come episodi improvvisi di paura o disagio estremi, accompagnati da sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, difficoltà respiratorie e un senso opprimente di perdita di controllo o di morte imminente. Ma cosa accade a livello inconscio durante un attacco di panico? La psicoanalisi offre una prospettiva unica e profonda per comprendere le radici di questa esperienza.
Gli attacchi di panico sono una condizione molto comune nella nostra società odierna. Infatti, circa il 20% della popolazione soffre di attacchi di panico in qualche momento della propria vita.
I sintomi tipici di un attacco di panico sono:
-sensazione di morire o di perdere il controllo di se stessi
-respiro affannoso
-dolore o tensione al petto
-nausea e crampi allo stomaco
-sensazione di vertigini, stordimento o svenimento
Gli attacchi di panico sono segnali da una sensazione di paura intensa, spesso accompagnata da dolore al petto e mancanza di respiro. Possono anche causare vertigini, sudorazione, tremori e giramenti di testa. I sintomi sono così gravi da rendere difficile il normale funzionamento della persona. Si verificano all’improvviso e senza preavviso.
2 – Se state avendo un attacco di panico, la cosa più importante da ricordare è che non è pericoloso e che passerà
La maggior parte delle persone che soffrono di attacchi di panico sanno che le loro paure sono irrazionali. Si vergognano dei loro sintomi e cercano di evitare le situazioni in cui potrebbero avere un attacco. Possono isolarsi o cercare di nascondere il loro disagio agli altri fingendo che tutto vada bene.
La visione psicoanalitica tradizionale è che esiste un pericolo psichico inconscio, basato sull’esperienza precoce, come la paura di perdere l’oggetto, di perdere l’amore dell’oggetto, la paura della castrazione o la paura della disapprovazione del Super-io (Freud , 1926 ; Gabbard, 1992 ; Milrod, Busch, Cooper e Shapiro, 1997; Mil-rod et al., 2007).
In psicoanalisi l’attacco di panico non è visto solo come un insieme di sintomi psicofisici immediati (tachicardia, tremori, sensazione di soffocamento), ma come un evento in cui si manifesta una crisi profonda dell’Io e del senso di sé . In questo quadro, l’esperienza panica segnala la perdita temporanea della capacità di mantenere coesa l’identità interna: quell’insieme di rappresentazioni, confini psichici e funzioni difensive che permettono all’individuo di sperimentarsi come soggetto stabile e continuo nel tempo.
3 – Gli attacchi di panico di solito non durano più di 10 minuti e non causano alcun danno fisico
La prospettiva psicoanalitica del Sé, sviluppata da autori come Kohut e Winnicott e ripresa in varie teorie contemporanee, interpreta l’attacco di panico come una frattura momentanea nella struttura del Sé . Questo non coincide con la semplice “paura intensa”, ma si configura come una disorganizzazione delle difese psicologiche: le funzioni inconsce che modulano l’angoscia e integrano l’esperienza emotiva perdono temporaneamente il loro potere di contenimento, e ciò porta a uno sprofondamento in vissuti primitivi di impotenza e frammentazione.
Il modo migliore per trattare questo disturbo è un trattamento psicoanalitico ad alta frequenza, in modo da lavorare con un terapeuta per capire come le esperienze passate influenzano il comportamento attuale ed andare a ricostituire quella fiducia di base in se stessi e nell’integrità del proprio sé, che è messo in discussione dall’attacco di panico stesso. Guarire da un attacco di panico, non significa imparare ad identificare i fattori scatenanti che portano agli attacchi di panico, in modo da poterli evitare quando possibile o da imparare a gestirli meglio quando si verificherà. Guarire da un attacco di panico significa avere dentro di sé un fiducia di base in sé stessi e nel prossimo.
L’attacco di panico, infatti, è un segnale di pericolo della coesione de Sé e può essere interpretato come una manifestazione della dissoluzione del Sé, un crollo temporaneo delle strutture psichiche che regolano l’identità e il senso di continuità dell’individuo. E’ come se si creasse una frattura nel Sé della persona, che permette l’emergere di un’angoscia primitiva di frammentazione, un’angoscia che deriva da un senso di impotenza primitivo, come quella del neonato che dipende totalmente dall’adulto per la sua sopravvivenza.
In modo metaforico, potremmo dire che il Sé “si dissolve” perché perde temporaneamente quei confini interni che lo mantengono integrato. Queste teorie evidenziano l’esperienza di angoscia come qualcosa che precede la simbolizzazione: non è un contenuto inconscio già rappresentato che irrompe, ma piuttosto l’esperienza stessa di non avere una rappresentazione del proprio stato interno.
Donald Winnicott e Heinz Kohut hanno esplorato il concetto di un Sé fragile, che in alcuni casi può dissolversi in risposta a traumi o a una carenza di esperienze di rispecchiamento empatico. L’attacco di panico può essere interpretato come un ritorno a stati primitivi di angoscia, simili a quelli sperimentati nella primissima infanzia quando il bambino non aveva ancora sviluppato una chiara percezione di sé distinto dalla madre.
Dal punto di vista clinico, il trattamento psicoanalitico si focalizza su questo livello strutturale: non solo sull’eliminazione dei sintomi, ma sulla ricostruzione di una base narcisistica solida e di un senso di continuità del Sé . Tramite il lavoro terapeutico si mira a rafforzare le funzioni di contenimento dell’angoscia e la capacità di mentalizzare gli stati interni, cioè di trasformare esperienze emotive grezze in rappresentazioni pensabili anziché in devastanti sensazioni corporee.
In sintesi:
- l’attacco di panico psicoanaliticamente è un segno di squilibrio del Sé,
- rappresenta una temporanea dissoluzione delle normali funzioni di integrazione psicologica,
- esprime angosciante senso di impotenza e perdita di sé simile (in forma metaforica) a vissuti primitivi preverbali o pre-simbolici .
Questo quadro sposta l’attenzione dalla gestione dei sintomi alla comprensione profonda delle dinamiche identitarie sottostanti, ponendo al centro la storia emotiva, relazionale e narcisistica di chi soffre di attacchi di panico.

È raro e prezioso leggere articoli sugli attacchi di panico in prospettiva psicoanalitica, quando purtroppo è diventato egemone l’approccio cognitivo -comportamentale. Sono una terapeuta che lavora sul tema e mi fa sempre piacere poter approfondire con riferimenti bibliografici validi