Intervista a Anna Nicolò su “Il Manifesto”

 

Cattura

 

In una recente intervista Anna Nicolò, tra le altre cose, evidenzia come spesso l’analista sia chiamato ad entrare in contatto con aspetti primitivi del paziente, che non hanno potuto trovare rappresentazione di parola. Sono quelle situazioni in cui i pensieri non sono pensabili; dei pensieri che Bion definirebbe “senza apparato per pensare i pensieri”. Un’iscrizione nella carne, un’iscrizione psicosomatica lasciata nel corpo del bambino (Racalbuto. 1994), che spesso può essere percepita solo sensorialmente, perché riguardano zone opache del pensiero. E’ una dinamica che va oltre la dimensione tranfert-controtranfert, perché è necessario che l’analista entri in contatto con il nucleo indifferenziato del paziente, deve diventare il suo “apparato per pensare i pensieri”. Nell’analisi, quello che è presente nel paziente, trova uno spazio per poter emergere, essere vissuta nella relazione analitica e trasformarsi in parola. Nel corso del processo analitico, questi paziente, possono sperimentare pensieri ed affetti mai provati in precedenza. In questi casi, l’analisi deve sintonizzarsi con l’affetto-sensorialità alla base della relazione narcisistica, che deve diventare relazione d’oggetto.

 

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