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Stati mentali gravi: perversione, anoressia, tossicodipendenza e psicosi

 

Le costruzioni psicopatologiche si riscontrano negli stati mentali gravi: perversioni, anoressie, tossicomanie e psicosi.

Tali stati mentali si reggono su difese perverse o psicotiche e tendono a distorcere la percezione della realtà fino a distruggerla. Invece, le difese nevrotiche tendono a limitare la percezione delle emozioni.

Le strutture psicopatologiche si formano silenziosamente nell’infanzia ed esprimono solo successivamente la loro potenzialità patogena.

Secondo De Masi, nella costruzione psicopatologica il carattere difensivo è secondario all’eccitazione che perverte la mente. La psicosi è  lenta e progressiva. Quando diventa evidente all’osservatore esterno vuol dire che il processo era già avvenuto silenziosamente nel corso del tempo. Nell’infanzia un comportamento bizzarro o difficoltà di apprendimento possono segnalare un processo già in atto.

L’episodio psicotico lascia cicatrici e focolai che possono portare a scompensi ulteriori. La possibilità di recupero dipende dal tempo trascorso e dalla gravità dell’episodio. Sono questi due fattori che incidono prevalentemente sulla possibilità di uscita dalla malattia. Il processo di ripristino del funzionamento normale comincia da piccole isole di sanità. Il processo psicotico evolve continuamente e si sviluppa per gradi, passando da stadi parzialmente reversibili ad altri che lo sono sempre meno. Per questo è importante, in tutti gli stati mentali gravi, cercare di scardinare alle prime avvisaglie il processo psicotico in atto.

 

 

Le origini della perversione


Stroller ha definito la pervesione la forma erotica dell’odio. Una sorta di vendetta per una minaccia della propria identità di genere subita nell’infanzia. Le perversioni sono predefinite e ripetitive. Non cambiano, sono sempre le stesse, perché il desiderio non è mai appagato. Il bisogno alla base del desiderio è quello di danneggiare l’altro. Il bisogno fa riferimento al biologico, al fisiologico. Il primo appagamento del bisogno lascia una traccia mnestica. Il desiderio appartiene, invece, alla sfera psichica. Il desiderio riesce ad attivare la traccia mnestica che aveva appagato il bisogno. E’ possibile quindi creare forme di desiderio anomale, ma non di bisogno.
Freud ha definito le perversioni il negativo della psicosi. Se non ci fosse la perversione, ci troveremmo di fronte a una psicosi. McDougall considera perversioni i comportamenti che non considerano l’altro.
Secondo Masud Khan il perverso non riesce a mettersi veramente in contatto con il suo vero sé e con quello dell’altro perché si è dovuto dissociare dall’inconscio intrusivo della madre. Sempre secondo Khan, quello che agli altri sembra puro sadismo, per il perverso è semplicemente un tentativo di ribaltare nel suo opposto la minaccia di un annientamento dall’interno. Ribaltamento che si attua attraverso il dominio onnipotente sull’altro. L’incontro del perverso con la realtà è sempre deludente. Non riesce infatti a essere, perché internamente è come un collage di oggetti parziali idealizzati, quello che Khan definisci un oggetto interno composito.