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Genitori ansiosi: effetti sui figli

E’ difficile per un bambino crescere con un genitore ansioso. Spesso non sono genitori con una diagnosi ed il bambino spesso si rende conto solo da adulto del significato dei comportamenti e degli effetti della problematica genitoriale.
Crescere in un ambiente con genitori ansiosi significa crescere in un ambiente costrittivo e non pienamente libero.
Implicitamente o esplicitamente il genitore ansioso insegna che non è possibile fidarsi del prossimo e che prendersi dei rischi è pericoloso. Sono questi messaggi quotidiani che portano a relazioni difficili nell’età adulta. Relazioni in cui l’altro è inconsciamente percepito come giudicante e pericoloso.
Crescere con genitori ansiosi significa crescere temendo le scelte che implicano un cambiamento e con la costante preoccupazione che l’altro possa giudicarti.

Spesso il genitore ansioso interviene nell’attività del figlio, si intromette per portare a termine un compito o nelle sue relazioni con i parti, andando a minare la costruzione della fiducia in se stesso del bambino e accrescendo un senso di inadeguatezza.

Diversi studi hanno sottolineato la familiarità dell’ansia: genitori ansiosi hanno maggiori probabilità di avere figli ansiosi. La trasmissione dell’ansia è ambientale o genetica? Uno studio su 900 gemelli (monozigoti vs eterozigoti) ha evidenziato come sia per quanto riguarda l’ansia che il nevroticismo non si ha una trasmissione genetica, ma è l’ambiente familiare ha determinare la trasmissione di ansia e nevroticismo genitoriale sui figli adolescenti. Mentre non emergono evidenze su un’eventuale trasmissione genetica.

I bambini osservano i propri genitori per capire come devono interpretare il mondo. Il genitore dovrebbe contenere le angosce provenienti dall’esterno, trasformarle in qualcosa di digeribile e comprensibile per il bambino. Il genitore ansioso, invece, amplifica spesso gli stimoli di pericoli provenienti dall’esterno, trasformandoli in qualcosa di catastrofico per il bambino. Nelle psicoterapie e psicoanalisi infantili è quasi sempre opportuno che, parallelamente al trattamento del bambino, ci sia un percorso psicoterapeutico anche per i genitori, proprio perché l’ambiente di crescita è fondamentale.

Madre depressa. Cosa dice la ricerca psicologica sugli effetti sul figlio

bambino depresso

Perché una madre che soffre di depressione dovrebbe rivolgersi ad uno psicologo?

In letteratura è ampiamente dimostrato l’effetto negativo della depressione della madre sul figlio. I figli di genitori affetti da depressione rischiano di sviluppare essi stessi un disturbo depressivo, d’ansia, un deficit dell’attenzione o un disturbo dell’iperattività e l’abuso di sostanze (Birmaher, Ryan, Williamson, Brent, Kaufman, 1996; Weissman, Wickramaratne, Nomura, Warner, Pilowsky e Verdeli, 2006).

Interazione madre-figlio

Mattejat (2002) e Papousek (2002) sottolineano che l’interazione tra le madri con diagnosi di depressione e dei loro figli è gravemente compromessa. Ciò che sembra essere particolarmente perturbato è la continuità dell’interazione emotiva a causa o di un maggiore ritiro e perdita dell’iniziativa o di un’iperstimolazione intrusiva. La depressione, infatti, può compromettere la capacità materna e, di conseguenza, anche quella della diade madre-bambino, di regolare reciprocamente l’interazione (Cohn & Tronick, 1989)
Le madri depresse mostrano minore calore emotivo nel rapporto con il figlio, sono meno sensibili alle sue manifestazioni di disagio e meno capaci di discriminare le frequenze fondamentali di differenti tipi di pianto; sono meno coinvolte con il figlio, lo toccano di meno e si impegnano di meno in attività condivise (Cohn et al., 1989; Tronick, 2005); la mancanza di una regolazione reciproca, nel contesto di accudimento, può influire sugli scambi sociali e sulla regolazione degli affetti, determinando interazioni povere, a-sincrone, disimpegnate, caratterizzate da emozioni negative (Goodman & Gotlib, 1999). Di conseguenza sono meno pronte a rispondere in modo adeguato alle richieste e ai segnali dei propri bambini. Rispetto alle madri non depresse, inoltre, esse mostrano maggior disimpegno ed un atteggiamento più critico, intrusivo ed ostile nei confronti dei figli (Goodman, Rouse, Connell, Broth, Hall & Heyward, 2011; Hammen, 1991).
Nell’interazione faccia a faccia presentano perlopiù stili interattivi distaccati o intrusivi, che hanno entrambi effetti negativi, sia pure differenti, sui bambini e provocano in loro, a seconda dei casi, una riduzione dell’attività o risposte disforiche di rabbia o di isolamento sociale (Cohn & Campbell, 1992; Cohn & Tronick, 1987; Field,1998).

Trattamento della madre e miglioramento dei figli

Alcuni ricercatori (Wickramaratne, Gameroff, Pilowsky, Hughes, Garber, Malloy et al., 2011) hanno cercato di valutare gli effetti di un trattamento con antidepressivo, su madri con tale quadro sintomatologico, sul funzionamento dei loro figli. Hanno valutato, dopo un anno se la madre guariva e dopo due se la madre non guariva, possibili sintomi psichiatrici in 80 bambini e ragazzi, tra i 7 ed i 17 anni, utilizzando la Scala per i Disturbi dell’Umore e la Schizofrenia per ragazzi in età scolare, ripetendo la valutazione dopo tre mesi dalla prima intervista. Le valutazioni delle madri e dei figli sono state fatte separatamente. I risultati dello studio hanno confermato come il trattamento con antidepressivo nelle madri sia associato ad una remissione dei sintomi psicopatologici nei loro figli. In particolare, i figli delle pazienti che non iniziano nessun trattamento sono risultati essere maggiormente a rischio di disturbo psicopatologico.
E’ stata in particolare evidenziata l’importanza dello stato emotivo della madre nel primo anno di vita. In particolare, è emersa una correlazione tra depressione materna nel primo anno di vita del bambino ed una successiva psicopatologia negli anni seguenti (Bagner, Pettit, Lewinsohn e Seeley, 2010).
In generale, nei bambini con madri depresse si evidenziano comportamenti di ritiro, e isolamento (Connell & Goodman, 2002; Lovejoy, 2000; Patrizi, Rigante, De Matteis, Isola & Giamundo, 2010) e problemi aggressivi, di disregolazione e sentimenti di rabbia (Cohn et al., 1992; Lee & Gotlib, 1989; Radke-Yarrow, Zahn-Waxler, Richardson, Susman & Martinez, 1994).
Diversi livelli di disturbo depressivo nella madre è risultato associato ad un aumento del rischio suicidario dei figli (Hammerton, Mahedy, mars, Harold, Thapar, Zammit e Collishaw, 2015; Garber, Little, Hilsman, Weaver, 1998; Wilcox, Arria Caldeira, Vincent, Pinchevsky, O’Grady, 2010).