Scrivere un diario fa bene: la writing cure

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In accordo con l’ipotesi di una ridotta elaborazione dell’esperienza traumatica, a causa della sua dissociazione dalla memoria autobiografica, ha preso campo l’applicazione scritta delle terapie espressive per alleviare la sintomatologia legata a tali esperienze (Bichescu et al., 2007; Smyth e
Greenberg, 2000). Dai tempi di Breur e Freud (Freud, 1892-95), che incoraggiavano il paziente ad identificare e rivelare le proprie esperienze traumatiche, l’espressione delle emozioni è sempre stata parte integrante del processo psicoterapeutico.
La Focused Expressive Writing (FEW), anche chiamata Written Emotional Disclosure (WED) è, infatti, una linea di ricerca piuttosto recente (Pennebaker e Beall, 1986) e mira ad analizzare se tale forma di narrazione possa aiutare le persone ad elaborare le emozioni negative legate ad esperienze stressanti o traumatiche (Lepore e Smyth, 2002; Pennebaker, 1995).
Agli inizi del 2008 il British Journal of Health Psychology ha dedicato un intero volume a questa nuova forma di trattamento. La tecnica della FEW consiste nel chiedere ai partecipanti di scrivere i loro pensieri e sentimenti più profondi rispetto all’evento più stressante o traumatico della loro vita.
Solitamente sono previste più sessioni di scrittura (generalmente da tre a cinque) in giorni consecutivi. Ogni sessione dura in genere dai venti ai trenta minuti (Smyth e Helm, 2003). Smyth (1998) ha effettuato una meta-analisi per esaminare l’impatto della scrittura su individui sani. Sono stati analizzati tredici articoli, per un totale di 800 partecipanti, la media della misura dell’effetto tra FEW e gruppo di controllo è risultato d = 0,47; in pratica, i partecipanti sottoposti a narrazione scritta hanno ottenuto il 23% di miglioramenti in più sul piano della salute (autovalutazione della salute fisica, benessere psicologico e misure fisiologiche). In un lavoro di Burton e King (2008) è stata verificata l’efficacia della FEW in sessioni abbreviate (2 minuti
di scrittura per soli due giorni), con un follow-up a distanza di quattro e sei settimane. Burton e King hanno chiesto a quarantanove studenti di esprimere il tono del loro umore (positivo vs negativo) immediatamente prima ed immediatamente dopo ad una sessione di scrittura abbreviata. Dai risultati del loro studio emerge che si ottiene già un effetto positivo con solo due brevissime sessioni di scrittura del vissuto traumatico. Anche Frattaroli (2006) si
era chiesto se la durata temporale della sessione di narrazione avesse degli effetti sull’efficacia della FEW. Frattaroli ha infatti esaminato 146 lavori, confrontando l’efficacia di sessioni con una durata di almeno quindici minuti, con quelle di durata minore, ed ha evidenziato come le prime siamo maggiormente efficaci. In questa meta-analisi, però, gli studi con sessioni di breve
durata sono soltanto nove. Più recentemente Chung e Pennebaker (2008) hanno confrontato i risultati ottenuti con diverse tipologie di sessioni di FEW (un’ora, tre ore e tre giorni). I migliori risultati sul livello di benessere sono stati ottenuti dai soggetti che hanno partecipato ai programmi da un’ora e da tre giorni.

Le prime ricerche sul paradigma FEW si sono concentrate su studenti in salute e molti studi ne hanno mostrato i miglioramenti del livello di benessere fisico e psicologico (Sloan e Marx, 2004; Smyth, 1998; Smyth e Pennebaker, 2001).
Negli ultimi anni sono state condotte ricerche anche su individui con problematiche psicologiche o di salute. Alcuni ricercatori (Kelley, Lumley e Leisen, 1997; Smyth et al., 1999) hanno sottoposto a FEW persone con asma ed artrite reumatoide ed hanno evidenziato un miglioramento nella severità dei sintomi dopo il ciclo di narrazioni. Lo stesso risultato è stato
ottenuto da Stanton et al. (2002) e da Low, Stanton e Danoff-Bugg (2006) su donne affette da cancro alla mammella e da Baike (2008) su un campione di studentesse con sintomatologia alessitimica. Miglioramenti sintomatologici sono inoltre stati rilevati in professionisti che hanno perso il lavoro (Spera, Buhrfeind e Pennebaker, 1994), donne con dolore pelvico cronico (Norman et al., 2004), pazienti con AIDS (Petri et al., 2004), pazienti con fibromialgia (Broderick, Junghaenel e Schwartz, 2005; Gillis et al., 2006) e pazienti con cancro alla prostata (Rosenberg et al., 2002). La ricerca sulla FEW ha evidenziato come questo tipo di intervento produca effetti positivi in vari aspetti della salute fisica e mentale, quali la riduzione di consulti medici, del numero di disturbi lamentati dal paziente, della sintomatologia depressiva un miglioramento nel funzionamento del sistema immunitario (Smyth, 1998). In una rassegna di Davidson e collaboratori sui benefici della FEW per i pazienti ipertesi, si sottolineano i risultati incoraggianti
di alcuni studi pilota (Davidson et al., 2002). Alcune ricerche hanno, inoltre, dimostrato l’efficacia della narrazione per la sintomatologia posttraumatica (Bugg et al., 2009; Knaevelsrud e Maercker, 2007; L’Abate, 1991; Lange, 1994; Lange et al., 2003; Lange, van de Ven e Schrieken,
2003; Lange et al., 2000; Lange et al., 2000; Lange et al., 2001). Graf, Gaudiano e Geller (2008) hanno rilevato effetti positivi nei pazienti in psicoterapia a cui veniva dato un compito a casa aggiuntivo di FEW, rispetto al gruppo di controllo in psicoterapia ma senza un programma addizionale di FEW.
Non è stato ancora chiarito che cosa sia a rendere efficace la scrittura espressiva focalizzata. Inizialmente è stato proposto che la scrittura possa favorire l’allentamento inibitorio, ma non sono emerse evidenze empiriche a sostegno di questa ipotesi (Smyth e Helm, 2003). Alcuni ricercatori ipotizzano, invece, una ristrutturazione mnestica in seguito all’espressione narrativa
dell’evento (Smyth, True e Souto, 2001).

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