Christmas blues: la depressione delle feste

Per  Christmas Blues si intende la depressione tipica del periodo natalizio.

E’ noto a chi si occupa di salute mentale, come i periodi natalizio ed estivo siano momenti di maggiore affluenza ai servizi di psichiatria territoriale. Aumentano la problematiche depressive ed il numero dei suicidi.

Sono anche i periodi in cui sia io che i miei colleghi riceviamo maggiore richiesta di “primi appuntamenti”. Persone che arrivano nell’urgenza di voler cambiare qualcosa che non riescono più a tollerare.

In letteratura ci sono varie ipotesi rispetto a questo incremento delle problematiche psicologiche. Si ipotizza che sia dovuto alle minori ore di luce, per quanto riguarda il Natale, oppure che sia collegabile all’aumento delle temperature in estate. E’ possibile che influisca la solitudine o lo stress legati alle reunion familiari e ai viaggi.

E’ possibile che questi fattori scatenino una psicopatologia? Non credo. E’ senz’altro vero, però, che in questi periodi aumentano le richieste di nuovi appuntamenti.

E’ possibile che il cambiamento della routine, frequente nel periodo festivo, dia spazio al manifestarsi di fragilità che solitamente riusciamo a tenere a bada grazie ad un susseguirsi di impegni. In qualche modo è come se in un ripetersi quotidiano di comportamenti e relazioni, non dessimo la possibilità alle nostre fragilità di emergere. Ci muoviamo quotidianamente in una confort zone, che è diversa per ognuno di noi, ma che ognuno di noi si è perfettamente modellato attuando tanti piccoli (a volte anche grandi) aggiustamenti. Abbiamo modellato impegni e relazioni. Con chi e per quanto tempo riusciamo a relazionarci senza sentirci inadeguati, ma anche quanto tempo riusciamo a tollerare attività o situazioni.

Durante il periodo festivo, questo prezioso equilibrio che ci siamo costruiti viene meno. E’ probabile che ci ritroviamo a fare i conti con una realtà diversa dall’ideale narcisistico che ci sostiene durante il resto dell’anno. Ci rendiamo forse conto, a livello più o meno consapevole, che la quantità e/o qualità delle nostre relazioni non è quella che vorremmo, facciamo il conti con l’anno che è passato e con i miglioramenti in cui avevamo sperato e che, forse, non ci sono stati.

In qualche modo, grazie al perturbarsi della routine riusciamo ad entrare in contatto con il nostro perturbante (Das Unheimliche freudiano), un qualcosa di estraneo ma familiare, un’angoscia nuova, ma che già conosciamo.

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