Tra permalosità e paranoia

Permalosità

 

Vi è mai capitato che un amico, sorprendentemente, vi rivelasse dei considerazioni su voi stessi, sul vostro comportamento o sui vostri pensieri? Considerazioni che sembrano perfettamente plausibili, ma che vi fanno sentire come se ci fosse un sostanziale fraintendimento, una trasmutazione della vostra vera natura? Probabilmente vi trovate di fronte ad una personalità paranoide.

A qualsiasi psicologo capita di avere pazienti che quando raccontano del rapporto con amici, familiari, compagni, tendono a interpretare i loro comportamenti come guidati sempre da un’intenzionalità malevola nei loro confornti. Qualcosa che a loro sembra lampante, ma per n oi  non è così.

Il paranoico ha vissuti di irritabilità e aggressività, ma li proietta sugli altri.

In generale, proiettano odio, invidia, vergogna, disprezzo, disgusto e paura. Sentimenti che denegano.

I temi proiettati solitamente riguardano:

  • l’ostilità, cioè la convinzione di essere perseguitati
  • la dipendenza, in particolare la sensazione di essere deliberatamente resi dipendenti
  • l’attrazione, quindi, la convinzione che gli altri abbiano mire sessuali su di loro o su qualcuno a loro vicino. 

Sia il narcisista che il paranoico sperimentano alte dosi di vergogna e invidia, ma il narcisista, a differenza del paranoico, ne è consapevole. Il paranoico, invece, ricorre in maniera massiccia a diniego e proiezione, di cui non ne è assolutamente consapevole. L’essenza della personalità paranoide è proprio la tendenza ad attribuire all’altro qualità negative proprie, che vengono denegate e proiettate. Quelle caratteristiche che non può riconoscere come proprie, le vive come minacce esterne. Percepisce come esterno a sé, ciò che è interno.

Spende le proprie energie a sventare presunti tentativi degli altri di umiliarlo e svergognarlo. Tentativi che sono un’interpretazione errata della realtà. Il paranoico, infatti, non vede comportamenti che non ci sono, ma gli dà un’altra interpretazione e una diversa intenzionalità da quella reale.

In terapia sono difficili da trattare perché sono totalmente focalizzati sulle motivazioni altrui, piuttosto che sulla natura de Sé. Il paziente reinterpreta le interpretazioni dell’analista, che vive un altro livello di frustrazione a causa dei continui fraintendimenti.

Ovviamente, ci possono essere diversi livelli di gravità della personalità paranoide, che vanno su un continuum dal livello psicotico a quello normale. Non fidandosi dell’altro, il paranoico ad alto funzionamento arriva in terapia solo per situazioni gravi, per cui non può fare a meno di cercare un aiuto professionale. I più disturbati si convincono di soffrire a causa di altri, quindi possono diventare anche pericolosi.

  • Il paranoico psicotico sviluppa veri e propri deliri, ad esempio che qualcuno stia provando ad ucciderlo. Proietta aspetti disturbanti del Sé ed anche se queste proiezioni possono apparire folli agli occhi degli altri, il paranoico psicotico si convince di essere l’unico a rendersi conto di una determinata minaccia.
  • il paranoide borderline costringe sottilmente l’altro a provare ciò che lui prova e denega (identificazine proiettiva). Ad esempio, in analisi proietta i suoi atteggiamenti rifiutanti. Le interpretazioni dell’analista vengono prese dal paranoico come tentativi dello stesso di umiliarlo. Alla fine l’analista arriva davvero ad odiarlo.
  • I paranoici nevrotici proiettano, ma in modo egodistonico, per cui sono pronti a riconoscere come proiezioni quello che tendono ad esteriorizzare.

La paranoia è una combinazione di paura e vergogna. Paura di essere danneggiato dall’altro e vergogna denegata e proiettata. Per il paranoico gli altri hanno l’intenzione di umiliarlo e deve quindi stare continuamente in guardia.

Spesso i paranoici psicotici provengono da famiglie in cui il bambino era il bersaglio delle proiezioni degli adulti e, per questo, criticato. Il bambino non ha la sensazione di essere capito, ma paura e vergogna per i propri sentimenti. A fronte di un genitore sentito minaccioso, non c’era nessuno che aiutasse il bambino ad elaborare e normalizzare ii suoi vissuti. Possono avere storie segnate da vissuti di vergogna e umiliazione.

Anche se i paranoici hanno in comune con gli psicopatici tematiche di potere e acting out, contrariamente a questi hanno la capacità di amare sinceramente l’altro, anche se tormentati dal sospetto.

Il Sé del paranoico può essere o impotente e umiliato o onnipotente, vendicativo e trionfante. L’immagine di sé è una tensione tra queste due immagini, tra terrore del disprezzo da un lato e senso di colpa dall’altro. Quindi vivono in un continuo stato d’allerta alla ricerca di segnali minacciosi. Il loro lato grandioso si esprime nel pensare che tutto sia sempre riferito a loro stessi.

Spesso il terapeuta viene tranferalmente percepito come sconfermante e fonte di umiliazione. Il controtranfert può essere spesso ostile. Generalmente sono pazienti molto bisognosi, ma anche molto ostili verso il terapeuta e la terapia. Avere a che fare con un paranoico, genera spesso un senso di impotenza nell’analista.

Non è facile instaurare una buona alleanza terapeutica. Quando arriverà ad avere fiducia del terapeuta, vorrà dire che l’analisi ha avuto buon esito.

Analizzare difese, proiezione, diniego, non fa che peggiorare l’uso di tali difese. E’ molto difficile lavorare con questo tipo di pazienti. Con i paranoici è bene non sottrarsi dal rispondere alle loro domande, pur mantenendo il limiti del setting.

Il terapeuta può utilizzare il proprio controtranfert per comprendere il sentimento primario alla base del nucleo paranoico. Il paziente proietta nel terapeuta sentimenti e atteggiamenti non riconosciuti, in questo modo il terapeuta può capire, ad esempio, cosa nasconde la rabbia del paziente e restituirlo al paziente in modo più comprensibile. Se si forniscono interpretazioni alternative al delirio paranoide il paziente può sentirsi respinto e disprezzato, andando a rafforzare l’idea paranoica. Inoltre, proprio perché cerca continuamente significati reconditi dietro i comportamenti, anche del terapeuta, è importante mantenere il setting ed essere coerenti.

 

 

 

 

 

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