Diversi anni fa, all’inizio della mia attività come psicologa e psicoterapeuta a Firenze, ricevetti una richiesta di appuntamento via email. Era uno dei miei primi colloqui con un potenziale paziente.
Si presentò un giovane uomo, apparentemente sicuro di sé. Scelse il mio studio probabilmente per la vicinanza con la sua abitazione e, all’epoca, perché ero una delle poche psicologhe a Firenze già presenti sul web.
Era un uomo di successo, capace di gestire situazioni lavorative complesse, ma visibilmente in difficoltà sul piano personale e familiare.
Mi chiese “una strategia” per affrontare le sue angosce, che già cercava di alleviare con farmaci antidepressivi e ansiolitici.
Quella parola – strategia – mi colpì molto. Non mi aveva chiesto un percorso, né un’analisi. Cercava qualcosa di rapido, concreto, quasi tecnico. Io, invece, pensai subito che le strategie non sono la chiave per un vero cambiamento psicologico.
Strategia o terapia? Due visioni a confronto
Molti approcci oggi diffusi – dai manuali di auto-aiuto, ai corsi motivazionali, alle tecniche CBT – propongono strategie e tecniche per gestire l’ansia o migliorare la performance. Funzionano? Sì, ma solo fino a un certo punto.
È come applicare una toppa su una crepa in un muro: la toppa regge per un po’, ma se non si interviene sulla struttura, la crepa si allargherà.
La psicoterapia psicoanalitica a Firenze non mira a “zittire” il sintomo. Al contrario: invita a interrogarsi su di esso. Perché quel sintomo è lì? Che cosa racconta di me, della mia storia, delle mie relazioni?
In questo senso, il sintomo non è un nemico da combattere, ma un messaggero da ascoltare.
L’errore di una proposta prematura
Con grande entusiasmo, gli proposi un percorso psicoanalitico con sedute frequenti, convinta che fosse la strada migliore. Lui rifiutò.
Solo con il tempo capii che la mia proposta aveva attivato la sua stessa angoscia claustrofobica: ciò che lui chiedeva non era un lavoro di introspezione profonda, ma una soluzione rapida per alleviare la sofferenza.
Mi dispiacque molto, non solo perché ero agli inizi, ma perché intuivo quanto quell’uomo avrebbe potuto trarre beneficio da un vero percorso psicoanalitico: liberarsi davvero dalle sue fragilità e vivere in modo più autentico e appagante.
Perché le strategie non bastano
Se, ad esempio, l’idea di parlare in pubblico vi genera ansia, potete frequentare un corso di public speaking. Imparerete tecniche di comunicazione efficace, strategie per gestire la voce, il corpo e lo sguardo.
Questi strumenti possono essere utili, ma se l’ansia che provate ha radici più profonde – come una scarsa autostima o la paura del giudizio – allora le strategie saranno solo un palliativo.
L’ansia è un sintomo, non il problema in sé. È come la spia rossa sul cruscotto di un’auto: possiamo coprirla con un cerotto per non vederla, ma il motore continuerà ad avere lo stesso guasto.
Per questo motivo, chi cerca un psicologo a Firenze per l’ansia o per attacchi di panico spesso arriva dopo aver provato diverse tecniche “veloci” che hanno avuto solo un effetto temporaneo.
Un esempio pratico: l’ansia da prestazione
Pensiamo a chi prova un’ansia intensa prima di un esame, di una presentazione o di una gara sportiva.
Le tecniche di respirazione, la concentrazione sul linguaggio del corpo o la preparazione scrupolosa possono certamente aiutare a superare il momento critico.
Ma se sotto a quell’ansia c’è la convinzione profonda di “non essere mai abbastanza”, la paura del fallimento o il terrore del giudizio altrui, allora quella stessa ansia tornerà in altri momenti della vita, nonostante ogni sforzo razionale.
Il sintomo, insomma, non mente: ritorna finché non viene ascoltato.
Il valore del percorso psicologico
La psicoanalisi non si limita a ridurre un sintomo: è un percorso che consente di comprenderne il significato, affrontare le fragilità che lo hanno generato e, passo dopo passo, trasformare davvero il proprio modo di stare al mondo.
Conclusione: dal sintomo alla trasformazione
L’uomo che mi chiese una strategia cercava una bacchetta magica per ingannare il suo dolore. Io gli proposi un viaggio profondo dentro se stesso, e non era pronto ad accettarlo.
Con il tempo ho imparato che non tutti sono pronti subito, ma che quando lo si è, la psicoanalisi diventa un’opportunità straordinaria: non più un insieme di tecniche per sopravvivere, ma un’esperienza trasformativa che cambia radicalmente il modo di vivere le relazioni, il lavoro e la propria interiorità.

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